Associazione Sanatan Dharma Babaji

Shiva e l’hatha yoga

Shiva e l’hatha yoga

Lug 6, 2016

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Foto di Mark Dumont https://m.flickr.com/#/photos/wcdumonts/

 

Shiva e l’hatha yoga 

“Questo è l’Hathayogapradīpikā, sia gloria al Supremo Ādinātha (Shiva) che ha rivelato la conoscenza dello hatha yoga, essa è come una scala luminosa che porta in alto per colui che desidera arrivare al rāja yoga.” (Hathayogapradīpikā, cap.1, v.1)

“L’Hathayogapradīpikā è uno dei testi fondamentali per apprendere la pratica dello yoga, è composto da 389 versi, suddivisi in 4 capitoli. In alcune versioni vi è anche un 5° capitolo di 24 versi dove vengono descritti i disturbi provocati da una cattiva pratica dello yoga. Questo testo viene attribuito ad un certo Svātmārāma, conosciuto anche come Cintāmani, membro della setta tantrica dei kānphata yogin, cioè gli yogin dalle orecchie forate, dall’abitudine che avevano di forare la cartilagine dei padiglioni auricolari e poi inserirvi solitamente orecchini fatti con corna di rinoceronte. Questa setta rappresenta una delle più famose tradizioni shivaite di matrice manifestamente tantrica. Si dice che i kānphata yogin risalgano direttamente al famoso yogi tantrico Gorakshanāth. La loro tradizione si basa sui nove nāth ovvero anime immortali unite a Shiva che tradizionalmente, si racconta, abitino sull’Himalaya su un altro piano dimensionale (verosimilmente un’altra linea spaziotemporale) e agli ottantaquattro siddha, i perfetti, coloro che hanno raggiunto la perfezione nello hatha yoga. Secondo la tradizione più ortodossa è attraverso questa successione disciplica (paramparā, sampradāya) che l’hatha yoga è arrivato fino ai giorni nostri. A capo dei nove nāth, di cui Goraksha è uno, vi è Ādināth, il Signore originale, uno degli appellativi di Shiva. All’interno del testo si rende omaggio a Shiva (oltre che ai nāth e ai siddha), attraverso cui, come spiega il testo, è stato possibile compilare l’Hathayogapradīpikā. Viene inoltre spiegato chiaramente (es. Hathayogapradīpikā, I° cap., verso 1 e verso 33) che la pratica dello yoga originariamente fu esposta da Shiva (singolarmente in linea con il sigillo n.420 ritrovato a Mohenjo-daro, descritto precedentemente, che rappresenta in maniera piuttosto palese, come abbiamo visto e come generalmente riconosciuto, la raffigurazione di un proto-Shiva). Questo è uno dei motivi per cui nell’Induismo, Shiva è conosciuto anche come Yogindra o Yogishvara, cioè il Signore dello yoga. La corrente conosciuta come Tantrismo, che tradizionalmente, viene fatta risalire a Shiva e alla sua consorte Shakti, proprio per questa origine in comune con lo hatha yoga, ha al suo interno molti elementi di quest’ultimo, come la fisiologia esoterica descritta all’interno di numerosi testi yoga ovvero i tre cardini: chakra, nādī e kundalinī.”

Tratto dal capitolo “Shiva e l’hatha yoga”, sesta sezione del libro “L’amore e la fine dei tempi” di Giuseppe Montalbano (Jāriyama), disponibile in formato elettronico su Amazon Kindle Store, Google Play Book Store, Streetlib Store, Apple iBook Store.

Copyright 2015 Giuseppe Montalbano. Tutti i diritti sono riservati.

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