Associazione Sanatan Dharma Babaji

Svadharma e karma yoga

Ognuno di noi è una combinazione unica di energie, un’alchimia della materia che l’Ente divino plasmò miliardi di anni fa e manifesta soltanto uno degli infiniti aspetti di questa enorme energia che essenzia ogni cosa. In questa vastità ognuno ha il suo posto ed il suo ruolo. Compito di ognuno è manifestare la propria luce, il proprio colore, la propria nota fondamentale, la propria struttura energetica, affinché l’opera divina risuoni completa in tutta la sua potenza. Ecco perché è così importante essere veri e sinceri a cominciare da sé stessi e manifestare sempre e sempre meglio, la propria reale natura. Karma yoga è soprattutto questo, manifestare la propria fondamentale vibrazione in maniera spirituale. Sembra la cosa più ovvia sforzarsi di essere sé stessi ma non lo è affatto. Maschere, falsità, eccessivi compromessi che portano ad un adattamento disfunzionale alle situazioni, sostituzione del sé superiore con l’ego terreno, tutto ciò è, generalmente, alla base del comportamento umano nel periodo che stiamo vivendo. Non è sempre stato così e non lo sarà neanche in futuro, perché il cambiamento, che ora è soltanto all’inizio e che secondo i maestri, andrà aumentando, alla fine innalzerà lo stato di coscienza spirituale individuale e planetario. Dobbiamo liberarci da tutto ciò che ci impedisce di essere realmente noi stessi, in un senso sempre più spirituale. Dobbiamo emanare all’esterno quello che abbiamo all’interno e che tendiamo a celare per paura di essere giudicati sommariamente dagli altri, i quali hanno altrettanto timore di essere approssimativamente giudicati da noi. Dobbiamo dar modo alla luce dell’anima di risplendere in tutta la sua potenza ed accendere così altri fuochi, risvegliare altre anime, in un processo a catena senza fine. Dobbiamo riscoprire e custodire come un bene prezioso il legame con il nostro maestro spirituale che ci aiuta a sentire e vivere con Dio, accanto a Dio. Dio è l’inizio, Dio è la via maestra, Dio è il fine da raggiungere e senza il giusto rapporto con Lui non può esserci crescita spirituale, né la giusta comprensione dei fenomeni interiori ed esteriori, il maestro spirituale è il viaggiatore esperto che ci accompagna nella strada della vita che ci porterà a Dio e a casa. Mettere questa consapevolezza spirituale in ogni cosa che facciamo, è l’essenza del karma yoga, non ci sono posture particolari da eseguire con il corpo, non ci sono attestati o diplomi da conseguire in qualche scuola, non ci sono corsi a buon mercato che insegnano ad essere spiritualmente sé stessi. Shrī Hairākhan Babaji Mahāvatār dava molta importanza al karma yoga, sostenendo che senza l’azione spirituale consapevole portata nel mondo, in tutto ciò che ci circonda, tutti gli altri yoga o mezzi, sono limitati e destinati ad esaurire con il tempo la loro azione. Alcuni mezzi possono servire, se utilizzati correttamente e sotto una guida qualificata e competente, ma ciò che è fondamentale è sentirsi costantemente consapevoli della vita che ci attraversa, riscoprendo l’energia divina in ogni attimo dell’esistenza, attraverso la percezione profonda di ogni momento della nostra vita quotidiana. Ognuno deve riconoscere la sua natura e manifestarla liberamente senza imitare nature diverse. Dovremmo tutti osservare bene gli animali e gli elementi, perché in natura, ciascuno rispetta la posizione in cui si trova e le condizioni in cui si trovano gli altri. Falsi miti, pseudo ideali di massa, una continua frenesia nel volere tutto, subito e sempre di più, sta portando l’essere umano ad essere sempre meno ciò che dovrebbe, ma soprattutto ciò che è. Dio è vicino a noi, ma spesso lo sentiamo lontano, perché siamo noi ad essere lontani dalla nostra essenza più profonda che ci collega a Lui. Lui è con noi in ogni attimo della nostra vita, perché tutto quello che siamo e percepiamo interiormente ed esteriormente proviene da Lui e niente ci appartiene veramente. L’impagabile dono che Lui ha fatto a tutti e a tutto è la vita stessa, la possibilità di essere, di poter dire “io sono” e poi “io amo” e “io sono amato” e ancora, “io sono parte di questo immenso disegno cosmico”. La felicità vera e l’equilibrio più grande è cercare di fare la propria parte attraverso ciò che siamo e mettere la parte migliore di noi stessi nelle azioni quotidiane, anche quelle di routine, apparentemente insignificanti, affinché la nostra energia in sintonia con quella divina, risuoni ovunque e riverberi in tutto ciò che è intorno a noi, svelando così l’armonia che c’è in tutto e nel tutto. Questo è lo svadharma, termine sanscrito che è l’unione di due parole: “sva” che significa “sé” e “dharma”, “legge divina”. Lo svadharma di ognuno è la manifestazione individuale della legge divina universale, è il ritmo connaturato in ciascuno che scandisce la natura del nostro vero sé, il nostro assetto energetico fondamentale. Svadharma, karma yoga e assetto energetico individuale sono strettamente interconnessi, perché è solo mettendo in ogni azione terrena l’energia che proviene dalla natura fondamentale del nostro sé superiore che possiamo spiritualizzare correttamente la materia che ci circonda e donare agli altri ciò di cui hanno realmente bisogno, rendendo azioni che sarebbero solo terrene, intrise di energia divina e quindi divine, impregnando la materia organica e inorganica intorno a noi, dando il proprio contributo al mondo e compiendo così il karma yoga, lo yoga dell’azione spirituale. Rispettando la propria natura fondamentale e quindi manifestando ciascuno il proprio svadharma, è impossibile non compiere il karma yoga. Attraverso il karma yoga ogni essere umano è così nella condizione, vivendo semplicemente se stesso, di spiritualizzare la porzione di materia che l’Ente divino gli ha donato per poterla innalzare al cospetto dell’universo consacrata, aiutando il risveglio di quelle anime umane immerse nelle profondità dell’illusione terrena. Una consapevolezza che proviene dall’essere profondamente sé stessi, amare ciò che siamo per come il Divino ci ha voluti, sentirci quindi parte di un tutto, all’interno del quale diamo il nostro fondamentale contributo, esprimendo così ciò che realmente siamo e conseguentemente diffondere l’amore spirituale alle altre parti, stabilendo le giuste connessioni e i giusti rapporti tra le singole parti e il tutto e dando ciascuno, quasi “inconsapevolmente” o istintivamente, il proprio contributo per espandere questo amore universale in Dio, per Dio e per tutti noi. 

(Tratto dal libro “L’amore e la fine dei tempi” di Giuseppe Montalbano (Jāriyama), Capitolo 2, seconda sezione).

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