Fisica e metafisica 0

Fisica e metafisica

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“Da almeno quattro decenni, alcuni scienziati (v. ad esempio, uno dei pionieri in tal senso: Capra F. , Il Tao della fisica, Adelphi edizioni, 1982 ) cercando di trovare una giustificazione concettuale agli sviluppi della fisica teorica, hanno sconfinato, più o meno volutamente e consapevolmente, nella filosofia e, in particolare, in quella induista e buddhista. Questi scienziati, hanno compiuto uno sforzo non indifferente nel tentare tali comparazioni, non fosse per il fatto che a volte, tali tentativi, non vengono visti di buon occhio, dai loro colleghi del mondo scientifico. Questo testo vuole essere, anche, un tentativo di costruire un ponte dall’altra parte della riva, cioè dalla filosofia induista verso alcuni modelli teorici che nascono dalla fisica contemporanea, ma solo all’interno di specifici parametri metafisici, per quanto questo possa risultare, in base al metodo tradizionale della scienza, antiscientifico. Questo perché, in questo contesto, non vengono “forzati”, come spesso è accaduto, i fondamenti dell’Induismo o del Buddhismo per adattarli alle speculazioni teoriche della scienza in genere e non solo in fisica, ma al contrario, vengono, eventualmente, “forzati” i fondamenti, ad esempio, della meccanica quantistica per adattarli alle speculazioni filosofiche e metafisiche della filosofia induista e con una, inevitabile e necessaria, approssimazione, essendo metafisica e fisica, due settori, per definizione, distinti e difficilmente integrabili, se non con un cambiamento totale di paradigmi che però renderebbero il metodo scientifico più “annacquato” e certamente meno scientifico. Al contrario di altri, non sostengo che sia “scientificamente” dimostrato, con la fisica quantistica in genere, la teoria delle stringhe e delle superstringhe, la teoria del campo unificato, ecc… quello che è contenuto nei testi filosofici induisti e buddhisti, semplicemente perché non è così. Una cosa è individuare interessanti e singolari similitudini tra tali filosofie antiche e recenti modelli teorici nella scienza (che ci sono), e un’altra sostenere che tale correlazione è dimostrata scientificamente, quindi attraverso il metodo sperimentale, la prima affermazione è, a mio avviso, degna di essere approfondita, la seconda è falsa. Sono consapevole che l’approccio seguito in questo libro non può, in alcun modo, essere considerato scientifico, anche perché non essendo uno scienziato ma solo un profano, il mio modello teorico nasce necessariamente dall’Induismo dove, invece, ho una certa esperienza, teorica e pratica, e le qualifiche necessarie. Qualcuno potrebbe chiedersi il perché di tale comparazione. Studio Induismo da quasi trent’anni, e non posso non ravvedere forti analogie con diversi modelli teorici più o meno recenti. Credo, peraltro che tali analogie non siano affatto frutto di una coincidenza, ma che indichino chiaramente come certe leggi che regolano l’universo siano conoscibili e sperimentabili allo stesso tempo, e che l’oggetto e il soggetto, oppure, il conosciuto e il conoscente, siano in una relazione più intima e connessa di quanto abbiamo creduto sino ad ora, ed è proprio attraverso tale intima e profonda relazione che anticamente, attraverso particolari mezzi introspettivi, qualcuno sia giunto a tali conclusioni filosofiche poi entrate a far parte della filosofia induista e successivamente buddhista. Il fatto che tali vissuti interiori trovino, a migliaia di anni di distanza, delle connessioni con la scienza, credo sia dovere degli esperti dei reciproci settori cercarne la causa, magari in collaborazione tra loro. Tale testo, è chiaro che non ha la pretesa di essere un testo scientifico o di sostituirsi a testi scientifici, e laddove vengono trattati argomenti di fisica quantistica od altro, vengono citate le fonti originali. Tutte le relazioni che vengono evidenziate, nel presente libro, tra alcune teorie, concetti di fisica teorica, ed altro, e aspetti metafisici e soprannaturali sono, naturalmente, valutazioni personali e tutte ipotesi che non hanno alcuna dimostrazione scientifica. Nondimeno è un tentativo, basato su molti anni di studio e di pratica di filosofia induista ed altre tradizioni antiche, di palesare i diversi, plausibili punti di contatto tra tali tradizioni e recenti teorizzazioni scientifiche. Naturalmente, non dico che tali relazioni siano vere, o che sia necessariamente così, ho solo proposto dei possibili punti di vista e delle possibili giustificazioni teoriche a concetti metafisici, induisti ed ebraici, come, ad esempio: kosha (sanscrito: involucri, guaine, corpi), loka (sanscrito: mondi, dimensioni, universi), patala (sanscrito: superfici, inferni) chakra (sanscrito: vortice, ruota), ātman (sanscrito: anima, sé), paramātman (sanscrito: anima suprema, spirito, sé supremo), samsara (sanscrito: reincarnazione), karma (sanscrito: azione, legge di causa ed effetto), shakti (sanscrito: forze, potenze), sephiroth (ebraico: enumerazioni, emanazioni), qliphoth (ebraico: bucce, scorze, inferni), ecc…. Attualmente, diversi associano concetti spirituali ad alcuni aspetti della fisica quantistica. Credo però che, data l’approssimazione diffusa su certi argomenti i quali, a volte, banalmente, vengono definiti “spirituali” e vista la mancanza di un organo competente di controllo, sia corretto avere un sano scetticismo in un settore indefinito e, spesso, confuso come questo, ma sarebbe necessario anche saper distinguere, senza mettere le discipline, o le correnti, definite metafisiche e spirituali, grossolanamente tutte insieme e tutte allo stesso livello. Per organo competente, non mi riferisco ad un’equipe di soli scienziati, ma ad un’equipe multidisciplinare costituita sia da scienziati che da esperti in settori come yoga, āyurveda, ed altro, che siano disposti a collaborare per un’analisi completa del fenomeno. Dico questo perché credo che, come un maestro o un istruttore di yoga, od altro, non possa considerarsi un professionista, ad esempio, di fisica, così un fisico, od altra categoria scientifica, non può considerarsi, ad esempio, un professionista dello yoga. D’altra parte, recenti teorie che si basano sulla meccanica quantistica, affrontano in maniera sistematica il problema della coscienza, suggerendo consistenti analogie con la filosofia orientale. Gli stessi scienziati ravvedono, in taluni casi, tali similitudini come, peraltro, affermato chiaramente, ad esempio, all’interno del libro “Biocentrismo” degli scienziati Lanza e Berman (Lanza R. e Berman B., Biocentrismo, Il Saggiatore, 2015). Non sono io a fare certi accostamenti tra fisica quantistica e tematiche che fino a qualche decennio fa erano relegate alla metafisica, alla filosofia, all’esoterismo e alle religioni, come il tema della coscienza che crea la realtà fenomenica o la possibilità che la coscienza sopravviva alla morte del corpo fisico. D’altra parte, chi ha una conoscenza approfondita, ad esempio, della filosofia hindū non può, coerentemente, non trovare forti corrispondenze. La coscienza che crea la realtà manifesta e che poi ne rimane vittima, all’interno di una pura illusione o māyā (sanscrito: creazione, per estensione, “gioco”, “inganno”, “illusione”) che gli impedisce di vedere la realtà, oppure la sopravvivenza della coscienza alla morte del corpo fisico non sono forse argomenti specifici di religioni, spiritualità, filosofia e metafisica? Detto questo, sono fermamente convinto che ciascuno debba svolgere il ruolo per cui è stato formato, conformemente al proprio percorso professionale di studi, e qualora sconfini in altri ambiti, avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti, ma questo non significa che non sia possibile, a titolo personale, fare accostamenti tra recenti sistemi teorici esplicativi basati sulla fisica quantistica ed alcuni concetti di metafisica, senza avere la pretesa di voler dimostrare alcunché di scientifico. Vi sono testi in commercio divulgativi sulle più disparate discipline scientifiche scritti da eminenti scienziati per diffondere conoscenze accademiche a coloro che ne sono appassionati e, quindi, chiunque abbia una mente adatta a certi concetti scientifici è nella condizione di capirne, se non altro, i fondamenti. Questo è valido anche, ad esempio, per la filosofia orientale, vi sono testi divulgativi fedeli ai testi originali, o commentari dei testi originali che permettono di accedere, in misura più o meno profonda, all’essenza dello yoga, del vedānta, del sāmkhya, del vaisheshika, ecc… D’altra parte, accade che alcuni scienziati come fisici, biologi, medici, ecc…parlino di tali discipline come se le conoscessero bene, senza averne correttamente approfondito lo studio (e la pratica), e non è infrequente che dicano in merito numerose inesattezze, essere scienziato in una specifica disciplina non mette nella condizione l’individuo di sapere, necessariamente, tutto il resto. Quello che è vero per la fisica quantistica, e per ogni altra disciplina, è vero, coerentemente, anche per lo yoga ed altro. È naturale che un individuo può ritenere, ad esempio, lo yoga un sistema valido o meno ma per discutere di specifiche discipline è auspicabile conoscerne, almeno, i loro presupposti fondamentali o, quantomeno, discuterne con atteggiamento umile, ammettendo i propri limiti conoscitivi ed esperienziali, facendo possibilmente riferimento a fonti autorevoli e precise, e specificare laddove vi è, invece, l’interpretazione personale, come ho cercato di fare io con questo libro rispetto a quegli argomenti di cui non sono un esperto di settore.”

 

Tratto dalla “Premessa” del libro “L’amore e la fine dei tempi” di Giuseppe Montalbano (Jāriyama), disponibile in formato elettronico su Amazon Kindle Store, Google Play Book Store, Streetlib Store, Apple iBook Store, Bookrepublic.

 

 

 

© 2015 Giuseppe Montalbano. Tutti i diritti sono riservati.

 

 

 

 

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