Associazione Sanatan Dharma Babaji

Dalla lettera J alla P

JAI
Sanscrito: vittoria.

JANA
Sanscrito: generazione, nascita. Personalità inferiore.

JANE ROBERTS
(Saratoga Springs, 8 maggio 1929 – Sayre, 5 settembre 1984). Veggente spirituale che intorno al 1963 cominciò a canalizzare un’entità di nome Seth. I suoi scritti, basati su tali canalizzazioni, riscossero un notevole successo e contribuirono in modo fondamentale a stimolare successivamente la diffusione di termini come: canalizzatore (channeler o channeller) e canalizzazione (channeling o channelling). Il suo lavoro, nonché l’introduzione dei suddetti termini, contribuì, non poco, ad introdurre una prima linea di demarcazione tra i fenomeni prettamente spiritisti la cui funzione era ed è, quella di contattare gli spiriti di parenti defunti, pratica sconsigliata anche dagli stessi maestri spirituali e la vera canalizzazione spirituale, la cui esistenza ha finalità spirituali ed universali per l’umanità intera, strumento, questo, da sempre utilizzato dai veggenti spirituali di tutto il mondo. Desidero qui far presente che anche attraverso i veggenti del gruppo presentato in questo libro, si è manifestata da circa sei anni, un’entità di nome Seth.

JAPA
Sanscrito: ripetizione di un mantra secondo certe regole. Aspetto fondamentale del mantra yoga.

KĀLABHAIRAVA
Sanscrito: terrifico, distruttore del tempo. Il tempo (kāla) in tutto il misticismo esoterico rappresenta l’inizio della manifestazione illusoria della materia. Kālabhairava distrugge questa illusione. Coadiuva Yama (deva o angelo della morte) nell’azione distruttiva necessaria all’avanzamento e all’evoluzione del complesso progetto divino. Manifesta uno degli aspetti più distruttivi della prima emanazione divina e con la sua potente energia ostacola e contrasta le entità demoniache. Kālabhairava è l’aspetto yang di Tripurbhairavī, una delle dashamahāvidya, i dieci aspetti della Madre divina, contemplati nel tantrismo.

KĀLĪ
Sanscrito: nera. Uno degli aspetti distruttivi della Madre divina. Shiva Mahākāla, secondo la dottrina tantrica delle dashamahāvidya (le dieci Madri divine) è l’aspetto yang di Kālī. Kālī è colei che controlla le energie femminili distruttive (Chinnamastā, Tripurbhairavī, ecc.) che coadiuvano Yama e gli altri aspetti distruttivi di Dio (Kālabhairava, Rudra, ecc…). Manifesta un aspetto della prima emanazione divina yin e con la sua potente energia combatte e contrasta le entità demoniache.

KALPA
Sanscrito: ciclo temporale, comunemente inteso come indicativo di periodi temporali di grande durata. Nell’induismo tradizionale un kalpa corrisponde a mille mahāyuga. Ogni mahāyuga nella tradizione hindu, dura 4.320.000 anni, risultato dell’insieme dei quattro yuga comprese le albe e i crepuscoli intermedi o sandhi. Ogni kalpa è a sua volta suddiviso in 14 periodi di Manu o regni di Manu (manvantara), ognuno dei quali dura circa 306.720.000 anni.

KARMA YOGA
Sanscrito: yoga dell’azione disinteressata svolta con amore e consapevolezza del Divino.

KARMAN O KARMA
Sanscrito: azione. Rappresenta la legge di causa ed effetto. Secondo il vedānta hindū, esistono tre tipi di karma in relazione all’essere umano: il samcitakarma, il karma latente contenuto in forma embrionale in ognuno dei sette cakra principali, questo tipo di karma deve ancora germogliare; prārabdhakarma, il karma già maturato, ovvero che ha già preso forma nei tre mondi inferiori (mentale, emotivo ed eterico-fisico), come il corpo fisico e l’āgāminkarma, il karma futuro che rappresenta quel tipo di karma probabile in funzione alle attitudini mentale, emotiva e fisica dell’individuo.

KRANTI
Periodo di grande trasformazione e cambiamento che contrassegna la fine di ogni yuga planetario. Un esempio è il diluvio universale descritto nella Genesi, nei testi babilonesi, nei Purāna induisti, ecc…ma nella storia ci sono molte date importanti che segnano passaggi e cambiamenti a livello planetario, come le ultime due guerre mondiali che si inseriscono all’interno di quello che è l’attuale kranti, importante fase temporale caratterizzata dalla fine del Kālīyuga. Questa fase ha cominciato a far sentire la sua influenza intorno al dodicesimo Kālīyugaupapāda (1908-1938), al termine del precedente Kālīyugapāda (1578-1938). Tale fase temporale (1908–2658) è tuttora in corso nel presente Kālīyugapāda iniziato nel 1938 e che si concluderà nel 2298, al quale seguirà il dodicesimo ed ultimo Kālīyugapāda o Kālīyugasandhi finale che terminerà nel 2658 con l’inizio del Dvāparayugasandhi iniziale ascendente in coincidenza con l’inizio dell’eone dell’Acquario, il primo eone, di quattro, del ciclo totale del Dvāparayuga ascendente planetario.

KRISHNA
Ottava incarnazione divina di Vishnu, avatāra dell’emanazione dell’amore cristico, vaishnava o premashakti, la seconda emanazione. Ha lasciato il corpo tradizionalmente circa 5117 anni fa (3102 a.C.), si è manifestato durante un periodo planetario molto importante, l’approssimarsi del termine del Dvāparayuga discendente, passaggio precedente a quello attuale. La sua dipartita fisica nel 3102 a.C. corrisponde all’inizio dell’undicesimo o penultimo Dvāparayugapāda.

KUNDALINĪ
Sanscrito: arrotolata nel profondo (kunda). Potenziale energetico in fase latente presente in ogni essere umano. É l’energia latente nella materia che costituisce il corpo umano, nei testi sacri induisti viene identificata con l’energia del centro energetico corrispondente alla base della spina dorsale, mūlādhāra cakra. Questa energia viene destata in maniera corretta e effettiva soltanto alla prima iniziazione, dove si uniscono cit kundalinī o kundalinī della coscienza, con shakti kundalinī o kundalinī della potenza, tramite prāna kundalinī o kundalinī dell’energia vitale. Viene destata dal guru al proprio figlio spirituale, al cospetto di Cristo e sotto la supervisione di Shrī Babaji, alla prima iniziazione, quando si verifica letteralmente il passaggio dal regno umano, il quarto, al regno spirituale, il quinto.

KUT HUMI
Istruttore di maestri della Gerarchia spirituale. Appartiene alla linea della seconda emanazione e dispensa su tutta l’umanità l’energia dell’amore cristico. Coopera strettamente con Cristo e lo aiuta nella stimolazione della manifestazione dell’amore latente nel cuore di ogni essere umano, vivificando sentimenti di fratellanza e di unione tra persone e tra popoli di differenti culture. È l’amore puro, esprime la saggezza di chi ha fatto del suo cuore la casa dell’amore divino.

LĪLĀ
Sanscrito: gioco divino. Tutta la manifestazione illusoria di Madre materia viene considerata un gioco cosmico, proprio in relazione alla sua impermanenza ed evanescenza.

LINEE EMANATIVE, DI ASPETTO O DI RAGGIO
Linee di sviluppo delle monadi umane che si basano sulle frequenze quantiche fondamentali presenti nel multiverso al quale apparteniamo, che strutturano tutta la realtà fenomenica esistente e percepibile, inclusa la specie umana. Correnti di forza divina che emanano dai centri energetici di Dio e che attraverso Shrī Babaji, Cristo e la Gerarchia spirituale giungono fino a noi. In relazione all’essere umano sono, almeno, nove e sono essenziate dalle nove emanazioni primordiali. Sono nove linee di forza divina che si basano sulle nove modalità di percezione dell’esistente, nove stati di coscienza distinti ma interagenti tra loro. Di queste nove emanazioni, le prime sette sono quelle che comunemente, strutturano l’assetto energetico individuale umano e agiscono in relazione al sistema umano e a quello angelico. Ogni essere umano, che sia maestro spirituale, iniziato, discepolo, aspirante o altro, è sotto l’influsso di una di queste linee di sviluppo e il suo progresso o il suo regresso dipendono da quanto riesce a sintonizzarsi sulla legge intrinseca che la governa. Chi appartiene alla linea della prima emanazione (la linea di Shiva, il Distruttore) ad esempio, avrà una maggiore volontà nell’irrompere attraverso l’illusione terrena, dominando e soggiogando tutto quello che limita lo spirito, ma dovrà stare attento all’ego che la forza del potere potrebbe stimolare in lui o in lei. Se la linea da seguire è quella della seconda emanazione (la linea di Vishnu, il Conservatore) l’approccio sarà diverso e la distribuzione dell’amore cristico a tutti i membri del gruppo di cui quell’anima fa karmicamente parte sarà soltanto l’inizio di un lavoro basato sull’unione e sull’espansione del magnetismo divino, con una particolare attenzione ai marasmi del corpo emotivo, croce e delizia di questo tipo di sviluppo. Chi appartiene alla terza linea (la linea di Brahmā, il Creatore) seguirà un approccio basato su un contatto molto stretto con l’aspetto più grossolano della materia e la sua azione illusoria, per imparare ad organizzarla e sistematizzarla secondo le regole divine. Così è per le altre quattro linee, le caratteristiche positive e negative dei sette raggi possono dare una prima e sommaria idea di ciò che deve essere fatto o non fatto dall’essere umano e delle principali caratteristiche delle sette linee evolutive e di sviluppo. Il percorso da seguire viene ovviamente deciso in funzione di diversi fattori esoterici, in prima istanza, in base alla fondamentale natura dell’individuo caratterizzata dal proprio assetto energetico. Esistono, naturalmente, almeno, altre due linee emanative, di aspetto o di raggio e sono l’ottava e la nona, collegate entrambe alle rispettive emanazioni. L’ottava è quella che seguono le anime cadute, la nona riguarda l’essere umano solo indirettamente. L’amore universale è l’unico collante di tutte e sette le linee ed è la strada maestra di questo sistema solare pervaso di energia cristica.

LOGGIA BIANCA
Vedere Fratellanza bianca.

LOGGIA NERA
Vedere Fratellanza nera.

LOKA
Sanscrito: universo, mondo, dimensione, piano di esistenza.

MADRE DIVINA
Energia yin di Dio.

MAESTRO SPIRITUALE
In sanscrito: guru. Anima realizzata. Tecnicamente si distinguono due livelli, maestro di primo livello, colui che ha conseguito la terza iniziazione e maestro di secondo livello, colui che ha conseguito la quarta iniziazione. Oggi sono molti coloro che si proclamano maestri e che si fanno riconoscere come tali, ma non è così semplice o automatico essere un vero maestro spirituale. Un maestro spirituale è colui che ha superato e vinto tutto quello che condiziona l’essere umano nei suoi mondi inferiori. Il maestro spirituale ha sofferto e lottato per raggiungere la liberazione e il dominio dei tre corpi inferiori (corpo fisico-eterico, corpo emotivo e corpo mentale). Sopra ogni altra cosa, un maestro spirituale sarà sempre un umile mezzo di Dio e dell’universo. Da dove si trova, la visione è più chiara e con grande pazienza ed umiltà guida gli esseri umani verso la meta più ambita, la casa del Padre alla quale tutti dovrebbero tornare. I veri maestri spirituali sono cosa rara e preziosa e non portano con sé attestati o diplomi, ma un grande fuoco sacro dentro al cuore che scalda e appaga tutti quelli che hanno l’umiltà e il coraggio di ascoltare i loro insegnamenti. In un senso più generale, per maestri spirituali s’intendono tutti coloro dalla terza iniziazione in avanti.

MAHĀKRANTI
Sanscrito: grande kranti. Rafforzativo utilizzato spesso da Shrī Babaji nei suoi discorsi ad Hairākhan, per indicare il particolare periodo che stiamo attraversando.

MAHAVATĀR MEDIUMSHIP
Inglese: medianità mahavatarica. Vedere supreme mediumship.

MAHĀYUGA
Sanscrito: grande età o era. Tradizionalmente, secondo il calendario induista, un mahāyuga è l’insieme di quattro yuga più i loro sandhi (periodi di passaggio da uno yuga all’altro), della durata complessiva di 4.320.000 anni. In questo contesto, invece, è l’insieme di sei yuga più i loro sandhi. In questo libro vengono distinti due mahāyuga, uno minore o planetario, della durata di 64.800 anni e l’altro maggiore di 6.480.000 anni, composto da 100 mahāyuga planetari.

MAHENDRA BABA
1) Maestro indiano che negli anni sessanta predisse l’imminente venuta sulla Terra del Mahāvatār Babaji (1970) e scrisse per lui preghiere e inni di lode che vengono tuttora utilizzati dai devoti per officiare la pūjā in suo onore e i kirtan.
2) Entità spirituale, membro della Gerarchia spirituale planetaria. È autore del messaggio spirituale titolato: “Non c’è fede senza amore”, presente in questo libro.

MĀLĀ
Sanscrito: ghirlanda, collana. È una collana composta da 108 (numero sacro a Shiva) semi, utilizzata per la japa. È all’origine del rosario cattolico. Ogni aspetto del Divino viene adorato tradizionalmente con una mālā costituita da semi diversi, ad esempio, per la japa a Vishnu i semi di tulasi sono i migliori, per la japa a Shiva si utilizzano i semi di rudraksha.

MANDALA
Sanscrito: che sostiene, delimita, contiene l’essenza. Immagini geometriche che racchiudono in sé le forme vibratorie degli aspetti energetici specifici di Dio e della Madre divina. Sono gli archetipi della mente divina di Dio in relazione alla linea evolutiva umana.

MANDIRA
Sanscrito: tempio. È un luogo sacro in onore di un aspetto specifico di Dio. Luogo dove vengono svolti i bhajans, la pūjā, l’ārati, i kirtan, la japa e più in generale lo yoga. Sono luoghi che attraverso il costante svolgimento di pratiche spirituali, sono potentemente carichi di energia divina.

MANTRA
Sanscrito: man, sillaba di manas, cioè mente e trā, sillaba di trāna, liberazione. Dunque “mezzo per difendere o liberare la mente”. Parole che richiamano la shakti, la potenza di Dio e per questo connettono la personalità dell’individuo alla sua anima. In linea di massima si dividono in mahāmantra (mantra adatti a chiunque ma meno specifici) e jivamantra o mantra specifici (adatti solo all’individuo e che richiamano potentemente l’energia dell’anima individuale). Hanno un potente effetto terapeutico sulla personalità inferiore. Spiritualizzano l’ahamkāra, l’ego o senso dell’io, concentrano la mente, normalmente dispersiva, acquietano il corpo emotivo. Aumentano la percentuale di sattva guna nell’assetto energetico individuale, permettendo ad una grazia superiore di farsi strada e fornendo di prāna o energia vitale, il corpo fisico. Tecnicamente la loro azione è quella di sintonizzare le frequenze caratterizzanti l’ego o ahamkāra e la personalità inferiore o jana, alle frequenze specifiche dell’anima o ātman. Se il mantra yoga viene eseguito correttamente, gli effetti benefici non tardano a manifestarsi. Dopo diverso tempo di pratica mantrica svolta con costanza, la mente comincia ad acquietarsi e la consapevolezza proveniente dall’anima insieme ad un’intensa beatitudine interiore aumentano la loro presenza nella personalità inferiore. I mantra veri sono in lingua sanscrita (il termine stesso mantra, è sanscrito) e i più potenti nella lingua conosciuta solo dai maestri spirituali, dagli angeli o deva e dagli iniziati: lo shinay, che può corrispondere come significato, in parte, alla lingua che in ambito teosofico è definita senzar, sebbene con alcune differenze. Per approfondimenti sullo shinay e il senzar vedere capitolo 2, settima sezione.

MĀYĀ
Sanscrito: arte, inganno, illusione, duplicità. Rappresenta sostanzialmente l’illusione dei tre universi, mondi o dimensioni inferiori (piano fisico-eterico, emotivo e mentale, conosciuti rispettivamente, anche come Bhūrloka, Bhuvarloka e Svarloka) che opera attraverso la dualità della manifestazione. I tre universi inferiori sono i luoghi spaziotemporali in cui operano, anche gli asura o demoni e dunque la Fratellanza nera.

MECCANICA QUANTISTICA
Teoria che si basa sul presupposto che tutta la materia è costituita di particelle elementari discrete (quanti) associate a fenomeni ondulatori.

MEDIUM
Latino: mezzo, mediatore, strumento. È un tramite tra gli esseri umani incarnati e le entità disincarnate. Colui che canalizza attraverso di sé entità di differente grado evolutivo. Perché sia un medium di entità spiritualmente elevate deve essere necessariamente, almeno, un discepolo di alto livello, altrimenti il suo stato di coscienza ancora strettamente identificato e condizionato dai tre universi inferiori (mentale, emotivo e fisico) attirerà a sé, per affinità vibratoria, entità di quei tre universi e quindi poco evolute o comunque negative per le monadi umane e dunque pericolose. Le caratteristiche principali di un medium spirituale sono la chiaroveggenza divina (divyacakshus), capacità di vedere cose soprannaturali e divine e la chiaroudienza divina (divyashrotra), capacità di udire cose soprannaturali e divine. Essere medium quindi, non è garanzia, di per sé, di contattare entità di alto livello. Etimologicamente è sinonimo di veggente e channeler.

MOLECOLA
Due o più atomi caratterizzati da una condivisione di elettroni.

MONADE
In sanscrito: paramātman. Principio spirituale fondante l’essere umano che comincia ad essere percepito alla prima iniziazione e con il quale, la personalità inferiore entra in contatto più diretto alla terza iniziazione. L’anima o ātman è uno strumento ed un’emanazione semipermanente di questo principio. È l’aspetto più profondo ed antico del sé superiore definito anche sé supremo, spirito supremo individuale o più semplicemente spirito.

MONDI
In sanscrito: loka. Tradizionalmente per loka non s’intende il mondo inteso come globo o pianeta, bensì come dimensione coscienziale spaziotemporale. Vedere universi.

MORYA
Maestro spirituale della Gerarchia spirituale del pianeta Terra. Appartiene alla linea del Distruttore (prima emanazione) e ne stimola, insieme ad altri maestri, l’evoluzione e lo sviluppo su tutto il nostro pianeta. Coopera direttamente con il Mahāvatār ed è quindi uno dei trasmettitori della volontà divina per tutti gli esseri viventi. Per questo suo ruolo, è uno dei membri della Gerarchia con una profonda conoscenza del male e dell’illusione terrena. È stato, in passato, canalizzato da Helena Petrovna Blavatsky.

MULTIVERSO
Ipotesi scientifica della fisica moderna che teorizza l’esistenza di universi alternativi e coesistenti oltre il nostro spaziotempo che tranne specifiche condizioni, non interagiscono o interagiscono debolmente tra loro. Semplificando, all’interno di questa teoria, vi sono due correnti: una che ipotizza che ognuno di questi universi sia regolato da leggi fisiche diverse tra loro o comunque incompatibili, l’altra che sostiene che i vari universi paralleli componenti il multiverso siano realtà spaziotemporali alternative dello stesso universo e quindi regolati dalle stesse leggi fisiche. Per quanto l’una, teoricamente, non escluda necessariamente l’altra e quindi l’esistenza di universi totalmente incompatibili con il nostro possa essere anch’essa reale, nel contesto di questo libro, in relazione al processo reincarnativo delle monadi, ai loka, alle sephirot, agli avashtā e più in generale in relazione all’evoluzione spirituale dell’essere umano in questo specifico universo, s’intende per multiverso l’insieme di copie alternative dello stesso universo. Detto questo, all’interno del sistema metafisico esposto in questo libro, viene teorizzata l’esistenza di più (potenzialmente infiniti) multiversi, quelli tra loro che mantengono una certa affinità fondamentale e quindi una potenziale compatibilità appartengono ad un unico insieme denominato onniverso. Onniversi distinti conterrebbero multiversi più o meno incompatibili tra loro e quindi con leggi fisiche, verosimilmente, differenti.

MUNIRĀJI
(Badharn, 16 luglio 1929 – Haldwani, 4 agosto 2012). Maestro spirituale, colui che Shrī Babaji, nella sua ultima manifestazione ad Hairākhan, ha lasciato, nel 1984, come punto di riferimento fisico per i suoi devoti. È stato un importante riferimento per tutti coloro che cercavano un contatto con il Mahāvatār e con il Divino. Ha benedetto i contatti spirituali presentati in questo libro.

MŪRTI
Sanscrito: forma. Raffigurazione di un aspetto di Dio o del guru.

NĀDĪ
Sanscrito: canali sottili. Sono i canali sottili attraverso cui scorre l’energia vitale (prāna) del corpo eterico o prānamayakosha, che è la controparte sottile del corpo fisico denso (il corpo come noi lo conosciamo). Esotericamente ogni corpo sottile (kāmamayakosha, manomayakosha, ecc…) ha le sue nādī. La maggior parte delle malattie fisiche, secondo la fisiologia esoterica induista, dipendono direttamente dallo stato delle nādī del corpo eterico, emotivo e mentale.

NEVÌ
Ebraico: profeta. Da non confondere con il roèh o veggente spirituale.

NOME SPIRITUALE
È il suono fisico che più si avvicina ad una delle frequenze che l’anima di ogni individuo emette sul piano spirituale in determinate fasi temporali. Generalmente è in sanscrito o in vedico antico. Queste frequenze nella loro essenza più profonda sono percepite dal maestro personale dell’individuo. Soltanto un maestro spirituale o in alcuni casi, un iniziato di alto livello, sono realmente in grado di dare un nome spirituale, in quanto hanno la capacità di percepire e sentire la vibrazione sottile dell’anima ovvero il suono spirituale dell’individuo in questione che è strettamente connesso ad una delle frequenze fondamentali che caratterizzano la sua anima. Questa capacità spirituale di percepire tali frequenze, comincia a manifestarsi dalla seconda iniziazione in poi.

NOVE EMANAZIONI, ASPETTI O RAGGI
Le nove emanazioni, aspetti o raggi, sono nove delle frequenze fondamentali della creazione in relazione all’essere umano. Il campo di azione di tali frequenze è il livello quantico della materia. Sono nove modalità vibratorie della coscienza dell’universo o energia divina. Sono modalità di manifestazione dell’energia di Dio. Soltanto le prime sette, comunemente, concorrono nella formazione dell’assetto energetico individuale umano. Le emanazioni universali che entrano in relazione con l’essere umano sono:
Prima emanazione. Volontà di esistere (icchāshakti); aspetto distruttivo e trasformativo di Dio. Alcuni esempi di questa manifestazione sono: Shiva, Kālabhairava, Rudra, Skanda, Yama. Nella tradizione giudaico-cristiana, un esempio di tale emanazione è Mikael o Michele, entità angelica a capo di una parte delle milizie celesti. Questa emanazione esprime l’energia del Padre della Trinità cristiana e naturalmente, l’energia di Shiva nella Trimūrti induista. Questa potente energia divina si è fatta conoscere in forma umana agli esseri umani, attraverso la figura di Shrī Babaji Mahāvatār, la cui ultima e conosciuta manifestazione terrena è stata ad Hairākhan, in India. È la vita che vince sulla morte attraverso il potere divino, l’energia che permette l’inizio di tutto, da un sistema planetario, come quello solare, ad un universo intero e oltre. È la forza divina che mette in movimento e feconda la materia primordiale, statica, pesante, rendendola dinamica e fertile, preparandola ad accogliere il principio spirituale. Senza questa energia non sarebbe possibile la coscienza su alcun piano. È la linea che segna il confine tra il bene e il male, tra il dharma e l’adharma ed è l’unico aspetto che può contrastare il male in modo diretto. Chiunque percorra un sentiero spirituale autentico deve accogliere in sé parte di questa energia perché è l’unica che permette la distruzione di tutto ciò che ostacola l’evoluzione e l’espansione dello spirito.
Seconda emanazione. Unione e condivisione (premashakti). È l’aspetto dell’amore vaishnava o cristico, l’aspetto conservativo di Dio; Vishnu o Cristo. Esempi di manifestazioni divine o avatariche di questo aspetto sono: Gesù Cristo, Buddha, Krishna, Rāma, sono esotericamente manifestazioni diverse dell’aspetto Figlio della Trinità. Tra le più recenti manifestazioni complete di tale aspetto c’è quella di Gesù Cristo, circa duemilaquindici anni fa. È l’amore divino nella sua espressione più pura. È l’energia magnetica e di attrazione che permette a tutto, ad un pianeta come ad un essere umano, di mantenere gli equilibri che permettono alla forma di non disgregarsi. È l’amore nel suo aspetto universale e maggiormente condivisibile. La beatitudine interiore e spirituale è sempre fortemente connessa al vero amore e dunque a questa energia. È il desiderio che muove ogni azione e la sua legge è quella dell’empatia, del servizio e della compassione (per induisti: karunya e per i buddhisti: karunā).
Terza emanazione. Manipolazione e sistematizzazione (kriyāshakti). È l’aspetto dell’intelligenza divina creativa di Dio che struttura e prepara la materia perché ospiti lo spirito. Brahmā, lo Spirito che aleggia sulle acque della Genesi (Genesi 1,2. Dove le acque vanno intese come la Materia primordiale informe, in ebraico: Tehom). È l’intelligenza divina che seleziona e struttura le forme dei vari piani di manifestazione utilizzando la materia che la prima emanazione ha risvegliato e fecondato. È l’azione divina che crea, attraverso l’energia dinamica e il movimento, la manifestazione su tutti i livelli di esistenza. È l’evidenza e la concretezza del processo creativo cominciato dal primo aspetto. Le emanazioni successive sono:
Quarta emanazione. Equilibrio tra spirito e materia. La lotta inevitabile del figlio che emancipato dal Padre, lotta, media e alla fine armonizza con l’energia e la natura della materia, è l’amore in manifestazione che irradia attraverso la forma. È il risultato dell’unione della seconda con la terza emanazione.
Quinta emanazione. Attitudine analitica. L’energia di volontà che purifica attraverso l’azione, l’analisi e la separazione di ciò che è bene da ciò che è male, è quindi un’energia di discriminazione che seleziona e pianifica la materia ai fini del volere dello spirito. Seleziona ciò che da Bhūrloka, l’universo fisico e grossolano, può e deve essere utilizzato per l’evoluzione dell’aspetto coscienza della manifestazione, è quell’emanazione che fornisce la concretezza necessaria per permettere alle altre emanazioni di fare esperienza nella dimensione fisica o Bhūrloka di questo multiverso È l’unione della prima e della terza emanazione.
Sesta emanazione. Aspirazione. È l’energia dell’amore che si manifesta con un forte atto volitivo di donare e donarsi attraverso il servizio, utilizzando, nell’essere umano, gli strumenti della personalità inferiore (i tre corpi inferiori) che brucia nel fuoco della devozione dell’anima per Dio. È l’unione della seconda e della prima emanazione.
Settima emanazione. Ritmo e stabilità. È la volontà pervasa di amore che struttura, gerarchizza e utilizza le forme materiali ormai purificate e pronte, compiendo il volere dello spirito attraverso la materia consacrata. È l’ordine divino nella manifestazione terrena, unione di volontà e amore, rappresentato simbolicamente dal ritualismo di tutte le religioni. È il risultato dell’unione di tutte e sei le emanazioni precedenti.
Ottava emanazione. Gli abissi. Per l’essere umano è il regno della perdizione, quella sfera di coscienza in cui sono relegate tutte le anime che hanno trasformato la loro natura. È la perdita graduale e soporifera del ricordo di sé stessi e della propria origine, sino alla perdita totale della consapevolezza e poi della coscienza di sé. Questa emanazione e la nona non sono direttamente in relazione all’essere umano, ma rappresentano modalità energetiche che appartengono a quella porzione della coscienza divina generalmente non accessibile all’essere umano, se non a specifiche condizioni. Chi opera per l’adharma cerca di forzare queste condizioni particolari regolate dal sanātanadharma, la legge divina ed eterna, per rendere possibili dei contatti alterati tra le monadi umane e l’ottava emanazione, mettendo tali monadi in una condizione pericolosa per la loro evoluzione spirituale.
Nona emanazione. L’eco cosmico, è ciò che rimane della voce di Dio quando c’è il silenzio, è il riverbero della coscienza nell’infinito nulla, inteso come assenza pressoché totale di amore universale. È l’emanazione che più di ogni altra rappresenta i confini della mente di Dio, è quell’emanazione che attraverso la sua azione riesce a utilizzare gli scarti di ogni creazione ai confini del multiverso, per scopi divini.

OM NAMAH SHIVAY
Sanscrito: Om mi inchino a Shiva. Antichissimo mantra universale. È stato indicato e diffuso, in Occidente, principalmente da Shrī Hairākhan Babaji. È un mantra shivaita ed è conosciuto in alcuni testi molto antichi, come la Shivasamhitā, con il nome di pañcakshara (mantra dalle cinque sillabe). È un mantra molto potente che tutti coloro che lo desiderano possono recitare, essendo, tradizionalmente, considerato un mahāmantra, quindi universale.

ONNIVERSO
Termine esoterico metafisico che indica l’insieme di più multiversi compatibili tra loro.

PĀDA
Sanscrito: parte, sezione. Sono le dodici parti di eguale durata di uno yuga. Il primo e l’ultimo pāda, sono il sandhi iniziale e quello finale di ogni yuga.

PARAMAHANSA YOGĀNANDA
Mukunda Lal Ghosh (Gorakhpur, 5 gennaio 1893 – Downtown, 7 marzo 1952). Maestro spirituale, discepolo di Swami Shrī Yukteswar Giri, ha fondato la SRF (Self Realization Fellowship) a Los Angeles in California nel 1920, su indicazione del suo guru e ha contribuito in maniera determinante a diffondere alcune tecniche di kriyā yoga nel mondo. Ha raccontato la storia della sua vita nel libro “Autobiografia di uno yogi” nel quale parla anche dell’esistenza di Shrī Babaji.

PARAMĀTMAN
Sanscrito: sé supremo dell’essere. Monade, scintilla divina, spirito. La porzione più antica, divina e profonda del sé superiore. Una delle tre modalità di manifestazione del Divino, le altre due sono: Bhagavān e Brahman.

PERSONALITÀ
In sanscrito: jana. Nel misticismo esoterico si considera come personalità l’insieme del corpo fisico-eterico, emotivo e mentale, in sanscrito, rispettivamente: annamayakosha-prānamayakosha, kāmamayakosha e manomayakosha. Quindi l’insieme delle pulsioni fisiche, dei desideri emotivi e delle proiezioni cognitive o mentali.

PRĀNA
Sanscrito: energia vitale.

PRANAM
Sanscrito: inchino. È un’azione di rispetto e di sottomissione spirituale nei confronti di Dio, di uno dei suoi aspetti o di un maestro spirituale.

PRĀNĀYĀMA
Sanscrito: controllo del prāna. Tecniche di controllo dell’energia vitale mediante il respiro. Quarto mezzo o anga del rāja o ashtāngayoga.

PRASĀDA
Sanscrito: offerta. Generalmente cibo offerto all’aspetto di Dio adorato nel rituale o al guru.

PŪJĀ
Sanscrito: culto, adorazione. Ne esistono differenti tipi a seconda dell’Ishtadevatā. Può essere adorato l’aspetto di Shiva (Shivapūjā), di Vishnu (Vishnupūjā), di Ganesha (Ganeshapūjā o Ganapatipūjā), di Kālī (Kālīpūjā), l’aspetto di Shiva nella forma di Shrī Babaji Mahāvatār, il proprio guru (gurupūjā), ecc…. Qualsiasi manifestazione divina può essere adorata attraverso la pūjā, anche se come ci insegnano, ad esempio, le Upanishad, sono tutti attributi, maschili e femminili o yang e yin, di un unico Dio che è immanente e contemporaneamente trascendente ogni forma. La pūjā è un rituale devozionale giunto relativamente integro fino ai nostri giorni ed è un rituale tra i più antichi della Terra, conservato abbastanza fedelmente nelle religioni orientali, principalmente dall’induismo e dal buddhismo indiano e tibetano che sono, in buona parte, figli dell’induismo. Questo rituale, composto da numerosi mantra, mudrā, yantra, offerte, ecc…Come altri rituali induisti o comunque antichi, è parte integrante di rituali più remoti conosciuti integralmente soltanto dai maestri spirituali e in parte, dagli iniziati della Comunità spirituale del pianeta. Il significato esoterico della pūjā è quello di riprodurre all’interno del rituale le relazioni mistiche ed esoteriche esistenti nel sistema solare in riferimento alle varie energie planetarie. È un rituale molto efficace, quando svolto correttamente, per richiamare energie divine e indebolire, conseguentemente, le energie negative. L’energia di Dio che s’intende adorare viene contattata dall’officiante o pūjāri attraverso l’intercessione del proprio maestro spirituale, di Cristo e di Shrī Babaji. I rituali più potenti sono quelli officiati in lingua shinay, quella che secondo i maestri è la lingua mistica originaria, plausibilmente, fino ad un certo punto, in relazione a quella che in teosofia è conosciuta come senzar, anche se a differenza di quest’ultima, che dalla Blavatsky fu definita come una forma di sanscrito antico (Blavatsky H. P., Iside svelata, Edizioni Teosofiche Italiane, 2006), non può essere compresa nella sua totalità all’interno di questa descrizione, in quanto ha delle forti connessioni fonetiche oltreché con il sanscrito, con l’ebraismo e il sumero.

PŪJĀRI
Termine sanscrito che indica colui che officia la pūjā e fa da tramite tra i partecipanti e l’aspetto del Divino (attributo dell’energia cosmica) adorato. Il pūjāri compie dunque una tripla azione di contatto con l’energia divina, ricezione e distribuzione.

PURĀNA
Sanscrito: antico. Sono testi, considerati sacri, appartenenti alla smriti (memoria, ricordo), una tradizione tramandata, relativamente all’induismo, sulle vicende e le conoscenze dei tempi antichi. Quelli principali sono diciotto; sei relativi a Shiva, sei relativi a Vishnu e sei relativi a Brahmā. Ce ne sono diciotto secondari, gli Upapurāna.

(Tratto dal libro “L’amore e la fine dei tempi” di Jāriyama).

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