Associazione Sanatan Dharma Babaji

Dalla lettera R alla Z

QUANTO
Talvolta utilizzato come sinonimo di “particella”, è un’unità discreta e indivisibile di una quantità misurabile ed è la più piccola unità di questa quantità. È considerato in fisica moderna, il più microscopico livello di materia attualmente rilevabile che si comporta attraverso la dualità corpuscolo-onda. Un esempio di quanti sono i fotoni della radiazione elettromagnetica o luce.

RAGGIO
Vedere nove emanazioni, aspetti o raggi.

RAJAS
Sanscrito: movimento, azione. Qualità dinamica della materia. È l’attività, il movimento, la passione, la creatività. È l’azione, il cambiamento e l’adattabilità. È una qualità della prakriti associata alla terza emanazione ed alla sua influenza generale nella prakriti stessa. È sotto l’influsso di Brahmā e nella sua espressione più pura e spirituale è alla base dell’azione svolta per Dio ovverosia l’essenza del karma yoga. A livello negativo è l’azione terrena svolta per la soddisfazione del proprio ego. Il colore di questo guna è il rosso, in sanscrito: shona.

RĀMA
Settimo avatār di Vishnu e quindi una manifestazione divina che esprimeva uno degli aspetti di premashakti, l’amore vaishnava o cristico, la seconda emanazione divina.

RAZZA MADRE
Le razze madri, in ambito esoterico, contraddistinguono cicli diversi del percorso evolutivo del genere umano. Ogni razza madre segna un passaggio importante per l’evoluzione di tutto il pianeta e ciascuna ha i suoi karma da vivere, i suoi limiti da superare, le sue conoscenze da acquisire che differiscono da una razza madre ad un’altra, pur mantenendo un sostrato comune alla specie umana nel suo complesso.

RISHI
Sanscrito: veggente spirituale. Deriva dalla radice sanscrita: ṛṣ (rish) la quale proviene a sua volta dalla radice: drś, connessa al termine “vedere”. Tale termine, nei testi sacri, non si riferisce al veggente comune avente un significato neutro, il cui termine più appropriato è bhēdaka, ma all’ādhyātmika drashtā, colui che “vede” spiritualmente o veggente spirituale. I sette rishi o saptarishi tradizionali, così definiti all’interno dell’induismo, sono coloro i quali attraverso particolari facoltà soprannaturali e divine (chiaroveggenza spirituale o divyacakshus e chiaroudienza spirituale o divyashrotra) hanno potuto ricevere, secondo la tradizione hindū, la conoscenza divina rivelata o shruti, dapprima attraverso un unico Veda, il Rigveda, quello più antico, poi successivamente suddiviso in quattro, Rigveda, Sāmaveda, Yajurveda e Atharvaveda, il più recente. Questi quattro testi sono poi diventati i testi sacri fondamentali di tutto l’induismo. Il termine rishi è il corrispettivo induista del termine ebraico: roèh. Etimologicamente sinonimo di spiritual channeler e medium spirituale.

RITUALE
Il suo termine antico è il termine sanscrito: rita, parola che significa ordine, relativo all’ordine cosmico, regolato dalla legge divina o sanātanadharma, che stabilisce la giusta misura di ogni cosa. Come si può chiaramente comprendere dall’origine della parola, ogni rituale cerca di riprodurre attraverso dei simbolismi, spesso, complessi ed elaborati, ma mai casuali, l’ordine e le leggi esoteriche che regolano il sistema solare in relazione all’essere umano. È per questo che in molti rituali antichi (come nel rituale del fuoco o yajña e nel rituale di adorazione o pūjā) e nell’astrologia esoterica, i pianeti rivestivano e rivestono, un’importanza fondamentale.

ROÈH
Ebraico: veggente spirituale. Plurale: rohìm. Termine che nella tradizione biblica, indica il veggente spirituale. I termini più antichi, nella tradizione ebraica, per definire un veggente sono: roèh e khozèh. Roèh è il participio attivo di raàh (“vedere”). Raàh nel suo significato etimologico, non va applicato a tutti coloro che vedono, indistintamente, ma solo a coloro che hanno visioni di un aspetto di Dio o dei suoi mezzi o comunque visioni divine per volontà divina e per mezzo della forza divina. Un roèh, è letteralmente, un individuo che “vede” e “sente” realtà spirituali e divine che sono, normalmente, inaccessibili ai sensi altrui e quindi dotato di divyacakshus (chiaroveggenza divina) e divyashrotra (chiaroudienza divina). Questo termine è il corrispettivo ebraico del termine sanscrito: rishi. Etimologicamente sinonimo di spiritual channeler e medium spirituale.

RUDRA
Sanscrito: urlatore, feroce. Nella Taittirīyasamhitā e nello Shatapathabrāhmana viene identificato come l’essenza di Agni (il fuoco divino) che brucia, distrugge e trasforma per mantenere l’ordine del cosmo identificato come il luogo supremo (vastu). Nella shruti viene, sovente, definito come l’aspetto feroce di Agni. Uno dei suoi epiteti è Vastoshpati, il Signore del vastu. È considerato tradizionalmente l’aspetto terrifico di Shiva. Manifesta uno degli aspetti più distruttivi della prima emanazione divina.

SĀDHANĀ
Sanscrito: percorso spirituale. Insieme dei mezzi pratici e teorici per cui si producono i siddhi, da intendere sia come realizzazione del traguardo spirituale, sia come insieme di facoltà soprannaturali, diverse da individuo a individuo, che si sviluppano in relazione al risveglio della componente divina nell’essere umano, ma che non devono mai essere confuse come il vero fine spirituale che è il samādhi o assorbimento mistico. Tra i possibili siddhi più importanti di uno yogi, come precisato dai testi tradizionali hindū, vi sono divyacakshus, la chiaroveggenza spirituale e divyashrotra, la chiaroudienza spirituale, caratteristiche che nel caso del veggente spirituale, rishi o roèh, assumono una forza ed una consistenza del tutto singolare e non comune.

SAMHITĀ VEDICHE
Sono gli antichi mantra contenuti negli inni che appartengono alla prima parte (kanda) della shruti.

SANAT KUMĀRA
Sanscrito: eterno adolescente, eterno giovane o eterno ragazzo. È considerato, all’interno dell’induismo, uno dei quattro Figli nati dalla mente di Brahmā, gli altri tre sono Sānanda, Sanaka e Sanātana e come ogni aspetto della tradizione antica anche questo ha un profondo significato mistico ed esoterico. Sanatkumāra è l’iniziatore di tutti i maestri della Gerarchia spirituale del pianeta ed è conosciuto con diversi nomi, in diverse tradizioni e da tempo immemorabile. Alcuni nomi, attraverso cui è conosciuto e contemplato, sono, oltre a quello di “Eternamente giovane”, anche: l’Unico iniziatore, l’Antico dei giorni, Mahāprabhuji (il grande Signore), Shiva Mahādeva (Shiva grande Dio), Shiva Baba (Padre Shiva), Bhole Baba (Padre semplice), Baba (Padre), ecc… È colui che insieme a Cristo, è a capo della Comunità spirituale del pianeta, altrimenti conosciuto come Shrī Babaji Mahāvatār. Secondo Shrī Yukteswar Giri (Priyanath Karar) è una forma talmente alta dell’energia divina che l’essere umano non può concepirla. Egli è lo stesso Babaji che viene citato nel libro di Yogānanda “Autobiografia di uno yogi”, di cui Hairākhan Babaji, che ha vissuto ad Hairākhan in India dal 1970 al 1984, ne è stata una manifestazione sul piano fisico. Nella tradizione induista è svayambhū, in sanscrito: autoesistente, è il Mahāvatār, il più grande di tutti gli avatāra o manifestazioni divine. È la manifestazione su questo pianeta dello Shiva sistemico. Egli è (pur manifestando anche le altre sei emanazioni) la manifestazione più alta della prima emanazione, primo raggio o primo aspetto nella Gerarchia planetaria. Frequentemente è definito Baba ovvero Padre, termine che indica anche la prima Persona della Trinità cristiana.

SANĀTAN DHARMA O SANĀTANADHARMA
Sanscrito: legge eterna. È l’ādidharma, il dharma originale e senza tempo, la legge eterna del nostro multiverso insita in ogni essere, umano e non, è la fonte della religione eterna, la fonte di tutte la varie religioni e tradizioni. Nel termine sanātanadharma, religione, vita e conoscenza si uniscono, perché l’esistenza stessa, la ricerca dell’amore divino e dell’unione con il Creatore e la ricerca della propria natura più profonda, il nostro sé, sono aspetti indissolubilmente interconnessi. Depositaria del dharma relativo al nostro pianeta, in riferimento all’essere umano, è la Comunità spirituale dei maestri.

SANDHI
Sanscrito: transito. Fase di passaggio da uno yuga all’altro. Ve ne sono due per ogni yuga, il sandhi iniziale che apre lo yuga, connesso, in parte, allo yuga precedente e il sandhi finale che chiude lo yuga, connesso, in parte, allo yuga successivo. Sono entrambi, un dodicesimo dello yuga a cui appartengono e corrispondono al primo e al dodicesimo pāda (parte) di uno yuga.

SANSCRITO
Deriva dal termine samskrita: perfezionato, completato. È la lingua derivata dal vedico arcaico, utilizzata nei testi antichi del periodo vedico. Gli storici identificano il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta intorno al 2000-1500 a.C.. Il vedico antico, come il sumero e le lingue semitiche, in particolare l’ebraico, sono, secondo la tradizione mistica ed esoterica, parti diverse di un’unica lingua primordiale ancora più potente, che fu temporaneamente e apparentemente perduta con l’avvento dei nostri tempi, della quale, ad esempio, il vedico (con il sanscrito) conserva, ancora, ai giorni nostri parte della sua potenza racchiusa nei mantra. Più una preghiera si avvicina a questa lingua iniziale e più ha effetti dirompenti sul piano fisico, emotivo e mentale inferiore, ovviamente effetti benefici e spirituali. La regola insita nel suono divino e cosmico è che una preghiera in latino è più potente che in italiano, ma in aramaico o in ebraico, la lingua che Gesù Cristo parlava più di duemila anni fa, è ancora più potente, questo perché sono lingue più vicine alla lingua originale. La lingua primordiale è più potente in quanto è vicina a quei suoni connessi con le frequenze fondamentali del nostro universo, di cui le nove emanazioni sono un aspetto. Per le stesse ragioni il sanscrito, attraverso il concetto di mantra è considerata in ambito spirituale una lingua molto potente. Va detto anche che sempre secondo la tradizione esoterica, la lingua primordiale non è andata perduta e la conoscenza di uno dei suoi aspetti e il suo utilizzo è limitato ai maestri spirituali e in parte, agli iniziati. Questo particolare aspetto della lingua originale utilizzato dai maestri della Gerarchia è conosciuto come shinay, il cui corrispettivo teosofico potrebbe essere, in parte, il senzar. Il concetto di una potente lingua primordiale e divina connessa al nostro universo, è alla base sia del mantra yoga che della cabala ebraica.

SATANA
Dall’ebraico, Satàn: accusatore, avversario, oppositore. Nella tradizione cristiana è conosciuto anche come Principe delle tenebre e Principe di questo Mondo (Giovanni 12, 28-32). Fin da tempo immemorabile l’antico antagonista di Dio. È uno dei nomi di colui che gestisce e governa ogni forma di male o adharma nel nostro sistema e insieme ad altri esseri, sta a capo di quella congregazione di entità conosciuta come Fratellanza nera. Non essendo Dio non può, ontologicamente, creare e per sopravvivere e perseguire i suoi fini si nutre della parte spirituale di ogni individuo, se è l’individuo stesso con il suo comportamento e attraverso il libero arbitrio, a dargliene modo. È da sempre in competizione con Dio, al quale era molto vicino e dal quale si allontanò, dopo una lunga lotta in cui venne sconfitto e relegato nei mondi inferiori. Non può scontrarsi direttamente con Dio perché sarebbe sconfitto ancora una volta, ma può agire allontanando le anime da Lui, uccidendone la componente spirituale, focalizzando gli individui sull’aspetto più terreno ed illusorio della creazione, rendendoli schiavi della loro natura inferiore, per mezzo dei demoni o asura. È la distorsione dell’energia primordiale e più antica di Dio, per questo nelle scritture sacre induiste viene detto che gli asura sono più antichi dei deva. Il suo corrispettivo induista è conosciuto come Vritra, che in sanscrito significa: avviluppatore e viene menzionato già a partire dall’epoca delle prime Samhitā vediche.

SAT SANGHA
Sanscrito: incontro sulla verità. Discussione su argomenti di carattere spirituale, mistico ed esoterico.

SATTVA
Sanscrito: armonia, purezza. Qualità spirituale della materia o prakriti. È la virtù, l’espansione, la saggezza, l’energia ascendente. È l’influenza della seconda emanazione sulla materia, essenzia l’esperienza di tutto ciò che è pervaso di amore divino. È una qualità della materia che è sotto l’influsso di Vishnu ed è l’espressione più spirituale e pura di quest’ultima. La maggioranza degli angeli o deva sono sotto questo guna. Il suo colore è il bianco, in sanscrito: shukla.

SENZAR
La lingua, secondo H.P. Blavatsky, mistica sacerdotale degli adepti iniziati di tutto il mondo, da lei definita come una particolare forma di sanscrito antico. Per la sua relazione con lo shinay, vedere capitolo 2, settima sezione.

SEPHIROT
Termine plurale ebraico, singolare: sephirah. Termine il cui significato, generalmente, associato è quello di emanazioni, ma il cui significato è anche quello di enumerare. È un concetto metafisico appartenente al misticismo ebraico, nello specifico la cabala. Sono i dieci strumenti di Dio, il quale viene definito all’interno del sistema cabalistico, come Or Ein Sof ovvero: Luce infinita o Luce senza limiti, che si manifesta e si rivela attraverso le dieci sephirot.

SHAKTI
Sanscrito: potenza divina. Aspetto yin di Dio. Ci sono shakti di Shiva, di Vishnu e di Brahmā ovvero rispettivamente: Pārvatī, Lakshmī e Sarasvatī.

SHINAY
Antichissima lingua, conosciuta soltanto dai maestri e dagli iniziati di alto grado. È la lingua primordiale, il suono con cui comunicano le entità evolute della Comunità spirituale del pianeta. Nei tempi antichi questa lingua era conosciuta più diffusamente ma l’utilizzo che ne venne fatto fu disastroso e la scomparsa della razza conosciuta come atlantidea ne fu la drammatica conseguenza. Tale episodio è ricordato, tra l’altro, nell’Antico Testamento, nel Libro della Genesi (11, 1-9), quando viene chiaramente descritto il leggendario evento che portò alla frammentazione dell’unica lingua in molteplici e parziali, lingue diverse. Le lingue più antiche che hanno mantenuto un legame fonologico maggiore con questa lingua iniziale sono il sanscrito, l’ebraico e il sumero. Sembra, secondo gli insegnamenti esoterici, che lo shinay, con le sue particolari frequenze, più di ogni altra lingua, abbia il potere sia di condizionare le frequenze che caratterizzano il sistema quantistico cerebrale umano che di agire, attraverso la coscienza umana, a livello cellulare nel corpo fisico, partendo dal livello quantico, subatomico e poi atomico e molecolare della materia, vedere, a proposito degli effetti di alcune frequenze sul DNA umano, gli studi scientifici al capitolo 2, sesta sezione. È possibile, relativamente, mettere in relazione lo shinay con il senzar, in riferimento all’antichità di entrambe e al loro utilizzo da parte della Gerarchia planetaria, degli iniziati e in ambito mistico, esoterico e ritualistico, ma le somiglianze tra le due lingue terminano qui, in quanto lo shinay non può essere paragonato solo ad una forma di sanscrito antico, paragone che è stato fatto in riferimento al senzar dalla Blavatsky (Blavatsky H. P., Iside svelata, Edizioni Teosofiche Italiane, 2006), in quanto lo shinay ha diverse affinità nella fonetica, oltre che con il sanscrito anche, come suddetto, con l’ebraico e il sumero.

SHIVA
Aspetto della Trimūrti che distrugge attraverso l’energia del volere e del potere, è il Padre, è icchāshakti, la prima emanazione pura, il primo raggio puro. La manifestazione planetaria dello Shiva sistemico sul nostro pianeta, nel regno umano, è Shrī Babaji Mahāvatār. Letteralmente significa: propizio, fausto. Il termine sta a ricordare che la distruzione divina, per quanto dolorosa, è sempre un mezzo per trasformare ciò che è male nel più alto bene, ma indica anche, come spiega bene il Rigveda, la sua doppia natura come Shiva ovvero l’aspetto più clemente e come Rudra, l’urlatore, l’aspetto distruttivo. La dualità Rudra-Shiva, è uno dei temi principali che caratterizza l’induismo già in una delle sue prime fasi, il vedismo, ravvisabile nelle Samhitā vediche.

SHIVA BABAJI MAHĀVATĀR
Vedere Babaji Mahāvatār e Sanatkumāra.

SIGNORI DEL KARMA
Sono i Dikpāla (Guardiani degli spazi), i Lokapāla (Guardiani dei mondi). Secondo l’antica tradizione hindū sono dieci, ma i principali sono quattro; Indra per il quadrante orientale, Varuna per il quadrante occidentale, Kubera per il quadrante settentrionale e Yama per il quadrante meridionale, uno per ogni punto cardinale, rappresentano coloro che hanno il compito di dispensare il karma, sia positivo che negativo, relativamente alla specie umana. Sono entità molto elevate, considerate tradizionalmente le esecutrici imparziali del sanātanadharma. Sovrintendono, insieme ad altre entità le linee emanative o di raggio. Metafisicamente sono i guardiani degli universi, del multiverso in cui si manifesta la coscienza umana, anche attraverso le incarnazioni. Sono quindi fortemente connessi al fenomeno della reincarnazione. Per approfondimenti su questa tematica vedere la terza e la sesta sezione.

SISTEMA SOLARE
Da un punto di vista fisico, il sistema solare è il sistema planetario costituito da diversi corpi celesti, tra cui c’è anche il pianeta Terra, mantenuti in orbita dalla forza gravitazionale della stella conosciuta come Sole. All’interno di questo sistema vi sono quattro pianeti interni rocciosi ovvero in ordine di distanza dal Sole: Mercurio, Venere, Terra e Marte e quattro pianeti esterni giganti gassosi: Giove, Saturno, Urano e Nettuno, il sistema solare è inoltre occupato da, almeno, cinque pianeti nani: Cerere, situato nella fascia degli asteroidi e Plutone, Haumea, Makemake e Eris, tutti situati oltre l’orbita di Nettuno. Da tenere presente che Plutone era stato inizialmente classificato come nono pianeta. Nella tradizione mistica ed esoterica, i pianeti del sistema solare sono tutti abitati da numerose categorie di entità ma ad un livello dimensionale diverso da quello fisico/grossolano. L’insieme dei pianeti e delle entità si evolvono intorno ad un centro vitale che noi conosciamo come Sole, il quale è il corpo di manifestazione dello stato di coscienza più elevato di tutto il sistema, che controlla sia in senso fisico che spirituale.

SOTTOINIZIAZIONE
Vedere iniziazione minore.

SPIRITUAL MEDIUMSHIP
Inglese: medianità spirituale. Tipologia medianica che mette in contatto l’individuo, che dispone delle facoltà soprannaturali di divyacakshus (chiaroveggenza divina e spirituale) e divyashrotras (chiaroudienza divina e spirituale), con universi spazio temporali (loka) paralleli al nostro con caratteristiche benefiche e funzionali alla natura spirituale dell’essere umano. Questi universi sono abitati da categorie di entità positive rispetto all’evoluzione spirituale della coscienza umana.

SUPREME MEDIUMSHIP
Inglese: medianità suprema, anche mahāvatār mediumship o medianità mahavatarica. Tipologia medianica, distintiva ed unica, connessa al Signore della Comunità spirituale planetaria ovvero Sanatkumāra. È il più potente di tutti gli avatāra, è la manifestazione più completa e totale dell’aspetto Padre della sacra Trinità, l’aspetto Shiva, conosciuto come Mahādeva, della Trimūrti. Sono pochissime le monadi in condizione di sostenere tale potenza divina, sono entità estremamente evolute, con una forte caratterizzazione di prima emanazione e dotate di questa forma unica e particolare di medianità.

SWAMI SHRĪ YUKTESWAR GIRI
Priyanath Karar (Serampore, 10 maggio 1855 – Puri, 9 marzo 1936). Maestro di Pāramahānsa Yogānanda e discepolo di Lahiri Mahāsaya. Fu incaricato da Shrī Babaji stesso di scrivere un libro, che mettesse in evidenza i punti in comune tra la tradizione occidentale e orientale. Scrisse perciò nel 1894 il libro: “La scienza sacra” nel quale, tra le altre cose, viene fatta un’importante rivisitazione della durata tradizionale degli yuga, dando quindi un contributo notevole affinché si mettessero in luce i punti oscuri delle datazioni tradizionali del calendario induista e aprendo nuove prospettive.

TAMAS
Sanscrito: inerzia, staticità. Qualità statica e inerziale della materia o prakriti. È la pigrizia, la pesantezza, la lentezza, di azione e di pensiero. È l’ozio, l’inerzia, la letargia, l’ignoranza spirituale. Questo guna viene alimentato dall’attaccamento terreno privo di discriminazione consapevole (viveka). Viene dinamizzato solo dall’azione potente della prima emanazione, il primo aspetto o raggio, per questo Shiva viene chiamato il Signore del tamas e come insegna la tradizione hindū, è l’unico che con la sua potente azione distruttiva e trasformatrice, può attivare e liberare la materia quando è invasa da questo guna. Gli asura o demoni e gli esseri umani che li seguono, sono sotto questo guna. È d’altronde, quella qualità della materia che procura il consolidamento a qualsiasi manifestazione, caratteristica indispensabile per permettere alle anime di fare esperienza nei tre universi inferiori, Svarloka, Bhuvarloka e Bhūrloka, è in relazione alla prima e alla quinta emanazione. Il suo colore è il nero, in sanscrito: kālā.

TANTRA
Testi appartenenti al corpus esoterico della filosofia orientale. Ce ne sono di originali e di falsi. La chiave interpretativa per i pochi Tantra originali la possiedono i maestri spirituali e gli iniziati. Vi sono, essenzialmente, due tipi di Tantra, quelli che hanno come principale riferimento Shiva, cioè gli Shaivatantra, conosciuti anche come Āgama e quelli che vertono intorno all’aspetto femminile o yin di Shiva, la Shakti, conosciuti come Shaktitantra o più semplicemente, Tantra.

TANTRISMO
Corrente mistica induista che fa riferimento a Shiva e alla sua Shakti, i cui testi fondamentali sono conosciuti come Tantra.

TIBETANO (MAESTRO)
Maestro della Gerarchia planetaria, conosciuto anche come Djwal Khul, ha contribuito, insieme ad Alice Ann Bailey, alla creazione di numerosi volumi di conoscenze esoteriche dai primi anni del 1900. Il suo contributo, come quello di tutti i maestri spirituali, è stato di inestimabile valore e finora pochi lo hanno veramente compreso. Attraverso la medianità spirituale di A.A.B. ebbe il compito di rivelare, tra le altre cose, importanti conoscenze per informare l’essere umano dell’attuale passaggio di ciclo.

TRIMŪRTI
Sanscrito: le tre forme. Termine induista che indica i tre aspetti principali di Dio:
– Shiva: distruzione, trasformazione, Signore del tamas guna, rappresenta la prima emanazione divina.
– Vishnu: conservazione, Signore del sattva guna, rappresenta la seconda emanazione divina.
– Brahmā: creazione, Signore del rajas guna, rappresenta la terza emanazione divina.

UNIVERSI
In sanscrito: loka. Sono principalmente sette (Bhūr, Bhuvar, Svar, Mahar, Janar, Tapar, Satya). Il ‘campo di battaglia’ in cui si trova l’essere umano a fare l’esperienza terrena, sono i cosiddetti tre universi inferiori (triloka); Bhūrloka, Bhuvarloka e Svarloka, che sono rispettivamente il piano fisico, emotivo e mentale. Tradizionalmente per loka s’intende piano di esistenza e di coscienza, come dimensione coscienziale ed esperienziale.

UPAPĀDA
Sanscrito: parte o sezione secondaria. Sono i dodici periodi minori all’interno di un pāda che corrisponde, a sua volta, ad un dodicesimo di uno yuga.

UPAVEDA
Sanscrito: Veda secondari o subordinati. I quattro Veda secondari, ognuno dei quali collegato a uno dei quattro Veda: shtāpatyaveda la conoscenza dell’architettura secondo parametri energetici e spirituali, connesso al Rigveda; ghandharvaveda, la conoscenza della musica e della danza, connesso al Sāmaveda; dhanurveda, la conoscenza dell’arte marziale armata e disarmata, connesso allo Yajurveda; āyurveda, la conoscenza della vita e delle sue leggi, connesso all’Atharvaveda.

VEDĀNGA
Sanscrito: mezzi o appendici dei Veda. Sono le sei conoscenze complementari ai Veda: chandasvedānga o metrica; jyotishavedānga o astronomia e astrologia; kalpavedānga o prescrizioni rituali; vyākaranavedānga o grammatica sanscrita; shikshāvedānga o fonetica; niruktavedānga o conoscenza dell’etimologia delle parole.

VEGGENTE
Colui o colei che vedono consapevolmente realtà spazio temporali diverse ma connesse a quella normalmente percepita. Sono individui forniti di particolari qualità soprannaturali ossia la chiaroveggenza e la chiaroudienza. Perché siano veggenti spirituali devono essere ad un buon livello evolutivo e purificare costantemente i tre veicoli che costituiscono la personalità inferiore, l’involucro mentale, emotivo ed eterico-fisico, allora svilupperanno la chiaroveggenza divina o divyacakshus e la chiaroudienza divina o divyashrotras. Il Divino si è spesso servito nella storia dell’umanità di questi intermediari, per ricordare il sanātanadharma all’essere umano, come dimostrano i numerosi riferimenti alla loro presenza nei principali testi sacri delle maggiori religioni. Non è sufficiente disporre di determinate facoltà soprannaturali per essere strumenti della legge divina ed eterna, sono necessarie specifiche condizioni spirituali che vanno poi coltivate e mantenute nel tempo, dunque non tutti i veggenti sono veggenti spirituali. Per indicare specificatamente il veggente spirituale e distinguerlo dal veggente comune o ancor peggio astrale, nell’antichità sono stati utilizzati in particolare due termini, uno sanscrito: rishi, utilizzato nell’antica tradizione induista, l’altro ebraico: roèh, utilizzato nell’antica tradizione ebraica. Etimologicamente è sinonimo di channeler e medium.

VIA LATTEA
Latino: via lactea. È la galassia all’interno della quale si trova il sistema solare. Morfologicamente è una galassia a spirale barrata (il centro galattico è attraversato da una struttura con una forma simile ad una barra, da cui il nome). Si stima abbia un diametro di almeno 100.000 anni luce. La Via Lattea è più luminosa in direzione della costellazione del Sagittario, dove si trova il centro galattico e possiede tre braccia, quello più esterno denominato Perseo, quello dove si trova il nostro sistema solare ovvero il braccio di Orione e il braccio del Sagittario, la costellazione nelle cui profondità c’è il centro galattico. È stato stimato che la Via Lattea sia composta da 200 a 300 miliardi di stelle, suddivise in stelle di Popolazione II e Popolazione I, le prime risalgono a circa 12 miliardi di anni fa, a poco dopo il Big Bang (circa 1,8 miliardi di anni dopo l’evento) e sono le stelle più vecchie. Sono stelle generalmente fredde e poco luminose. Le stelle di seconda generazione sono quelle della Popolazione I e si trovano sul disco, sono le stelle più recenti. Nello specifico il nostro Sole è una stella appartenente alla Popolazione I, e si trova sul disco galattico, precisamente, come già detto, nel braccio di Orione. Tutte le stelle del disco ruotano intorno al centro galattico e come insegna la legge gravitazionale universale di Newton, diminuiscono la velocità proporzionalmente all’aumento della distanza dal centro galattico. Il Sole dista dal centro galattico circa 28.000 anni luce, a questa distanza la velocità media di rotazione del Sole è di 250 km/s e compie un giro completo stimato da 225 a 250 milioni di anni. Il suo moto rotatorio avviene nella direzione della costellazione del Cigno. La cosmologia suppone che il centro della galassia, intorno al quale ruotano tutte le stelle della Via Lattea, sia un buco nero con una massa che è 4 milioni di volte quella del Sole. Tenete presente che vi sono diverse altre galassie studiate, oltre alla Via Lattea, con al loro centro dei buchi neri ancora più massicci di quello che si trova all’interno di quest’ultima.

VISHNU
Sanscrito: onnipervadente, colui che pervade ogni cosa. Aspetto della Trimūrti che conserva la creazione e tutte le sue creature attraverso l’energia dell’amore, è il Figlio, è premashakti, la seconda emanazione pura, il secondo raggio puro. La sua manifestazione planetaria più alta nel nostro sistema solare è Cristo. Il significato del termine indica l’azione dell’energia della seconda emanazione che è irradiante, pervasiva e magnetica ed il cui fine è la condivisione divina.

YAMA
Sanscrito: sopprimere, frenare, interrompere, impedire, colui che frena.
1) Nella tradizione vedica è il nome di uno degli angeli o deva più potenti di Dio, l’angelo della morte e re del dharma. Mrityurāja (Re della morte) e Dharmarāja (Re del dharma), sono due dei suoi appellativi più comuni. Egli è il Custode della legge divina che divide il bene dal male, è il Guardiano del sud, colui che controlla gli inferni, gli abissi, connessi all’ottava e alla nona emanazione, dove alberga il male più pericoloso e profondo. Secondo gli insegnamenti dei maestri è colui che assieme al Mahāvatār Babaji controlla la linea del Distruttore. Questa entità è particolarmente connessa, oltre che con la prima, anche con la nona emanazione o nono raggio.
2) 1° mezzo dell’ashtānga yoga (gli otto mezzi del rāja yoga).

YAMUNĀ
Nome di un fiume indiano tradizionalmente sacro a Krishnāvatāra che corrisponde, nei testi yoga, come spiegato nella Shivasamhitā (5° Cap, v.132-133), alla nādī (canale sottile nel corpo eterico umano) solare di destra conosciuta come pingalā, trasportante l’energia yang e distruttiva, questa nādī è conosciuta come mihira (connessa al Sole) o rudrātmika (dell’essenza di Rudra). È l’altro nome dell’aspetto yin di Yama, il deva dei morti, chiamata nel Rigvedasamhitā, Yamī. Nel Bhāgavatapurāna si dice essere la sorella gemella di Yama, entrambi figli di Vivasvan (il Sole). L’altro suo nome più diffuso è Jamunā. (Vedere Ganeshapurāna). Più genericamente è il termine sanscrito usato per definire tutto ciò che è connesso a Yama.

YANG
Termine antico appartenente alla filosofia cinese, caratterizza uno dei principi che secondo il taoismo, sono alla base della creazione. Lo yang rappresenta l’aspetto creativo maschile inteso come forza fecondatrice, solare, centrifugo (dall’interno all’esterno), espansivo, attivo, emanativo, irradiativo, volitivo, connesso agli elementi sottili dell’aria e del fuoco e caratterizzato dall’energia ascendente.

YANTRA
Sanscrito: mezzo o strumento che fissa, contiene e delimita. Come si evince dal significato del termine, sono mezzi per contenere e delimitare in una forma geometrica un’energia specifica di Dio, sono utilizzati per contemplare, adorare o meditare su energie diverse attraverso forme geometriche, mantra scritti e pratimā (raffigurazione dell’aspetto specifico del Divino) in un’unica immagine. Sono sostanzialmente dei mandala con l’aggiunta dei mantra e delle immagini dell’aspetto divino specifico adorato.

YIN
Termine antico appartenente alla filosofia cinese, caratterizza uno dei due principi che secondo il taoismo, sono alla base della creazione. Lo yin, rappresenta l’aspetto creativo femminile inteso come aspetto contenitivo e inclusivo, lunare, centripeto (dall’esterno all’interno), contrattivo, recettivo, passivo, emotivo, connesso agli elementi sottili dell’acqua e della terra e caratterizzato dall’energia discendente.

YOGA
Sanscrito, dalla radice sanscrita: yuj ovvero “unione”. Tradizionalmente è l’unione del jiva con l’ātman, della coscienza incarnata con l’anima, la sua fonte emanativa. Esistono molti tipi di yoga; rāja yoga, hatha yoga, jñāna yoga, bhakti yoga, kundalinī yoga, mantra yoga, karma yoga, ecc… In realtà sono tutte divisioni arbitrarie, perché ogni tipo di yoga converge necessariamente nell’altro. È come pensare che il fegato possa fare a meno del cuore o il cuore del fegato e dei polmoni, non esiste alcuno yoga che possa fare a meno dei mantra, che non abbia ripercussioni sulla kundalinī, che non sia intriso di bhakti (devozione) e che non porti a jñāna (la conoscenza spirituale) e che tutto questo non spiritualizzi l’azione (karma yoga), sempre che queste pratiche siano fatte correttamente. L’azione può e deve essere spiritualizzata. Lo yoga è la condizione naturale di ogni essere, come avere l’anima e un maestro sono condizioni naturali e necessarie per ognuno. Yoga è mangiare, yoga è avere rapporti sessuali, yoga è dipingere. Qualsiasi attività è yoga, quando svolta con la consapevolezza interiore che l’energia divina pervade tutto. L’unione (yoga) non deve verificarsi solo con la forma dell’oggetto con cui ci uniamo ma con la sua essenza, Dio è ovunque e l’unione deve essere sempre più completa e perfetta, la ricerca della perfezione nell’azione è svelare Dio nella materia. Per l’essere umano del Kālīyuga è estremamente importante vivere Dio quotidianamente, attraverso la forte illusione materiale che lo circonda, talmente densa che è molto difficile liberarsene. Un concetto di Dio astratto non serve, il Kālīyuga materialista può e deve essere spiritualizzato, con l’aiuto di ognuno, con l’azione di ognuno, non smettendo di agire ma agendo in maniera qualitativamente diversa, questo è karma yoga.

YOTOHÀÀR
Entità spirituale, membro della Gerarchia spirituale del pianeta. È autore di diversi messaggi e insegnamenti spirituali presenti in questo libro.

YUGA
Sanscrito: età, era. Indica un periodo temporale specifico del pianeta Terra, nella tradizione hindū come in quella esoterica. Vi sono cicli temporali minori dentro cicli temporali maggiori e così è all’infinito, nel piccolo, come nel grande. Ci sono quattro yuga conosciuti dalla tradizione induista che furono poi successivamente importati dalla tradizione greco-romana. L’età dell’Oro o Satyayuga, l’età dell’Argento o Tretāyuga, l’età del Bronzo o Dvāparayuga e l’età del Ferro o Kālīyuga. Gli yuga in realtà sono sei, un Satyayuga, un Kālīyuga, due Tretāyuga (uno discendente e uno ascendente) e due Dvāparayuga (uno discendente e uno ascendente). Un mahāyuga o grande età, in linea con i calcoli effettuati in questo testo, è l’insieme di sei yuga più i loro sandhi. I quattro yuga tradizionali hindū, più i rispettivi sandhi, sono calcolati in milioni o centinaia di migliaia di anni, per un mahāyuga di 4.320.000 anni. Gli yuga planetari ricalcolati in questo contesto, oltre ad essere sei, sono della durata di decine di migliaia o di migliaia di anni, per un totale di un mahāyuga di 64.800 anni, tale è il mahāyuga planetario (così chiamato per distinguerlo dal ciclo maggiore). Il mahāyuga di 4.320.000 anni, è quello calcolato tradizionalmente dal calendario hindū ed è stato utilizzato in questo contesto per calcolare il ciclo maggiore, all’interno del quale s’inseriscono 100 mahāyuga planetari di 64.800 anni, della durata di 6.480.000 anni ovvero il mahāyuga tradizionale (4.320.000 anni) con l’aggiunta di un Dvāparayuga ascendente e di un Tretāyuga ascendente. Sempre secondo i calcoli di questo libro, ogni yuga del mahāyuga planetario di 64.800 anni, si suddivide in dodici periodi di eguale durata (nel caso del Kālīyuga, ognuno dura 360 anni), chiamati pāda, di cui il primo e l’ultimo sono, rispettivamente, il sandhi iniziale e quello finale di ciascun yuga. Ogni pāda, a sua volta, si suddivide in dodici upapāda (nel caso del Kālīyuga, ognuno dura 30 anni).

YUKTESWAR
Vedere Swami Shrī Yukteswar Giri.
Entità spirituale, membro della Gerarchia spirituale del pianeta. È autore di diversi messaggi e insegnamenti spirituali presenti in questo libro.

ZODIACO
Derivato dal greco “zōdiakòs”, questa parola è composta dal termine greco “zòon”, che significa animale o essere vivente e “hodòs”, che significa percorso o strada. Lo Zodiaco è una fascia della volta celeste che si estende ai lati dell’eclittica. L’eclittica è il percorso apparente del Sole in un anno terrestre. Le stelle all’interno dello Zodiaco sono state raggruppate in dodici costellazioni da tempi indecifrabili, alle quali furono assegnati nomi di animali o esseri fantastici e che hanno un’importanza fondamentale, per l’astrologia sia orientale che occidentale, in relazione alla specie umana. Le stesse dodici costellazioni con gli stessi o similari, simboli e significati, compaiono in diverse culture dell’antichità come la tradizione induista, la tradizione sumera, la tradizione babilonese e la tradizione ebraica.

(Tratto dal libro “L’amore e la fine dei tempi” di Jāriyama).

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